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Sulle prime pagine Francia 'il declino auto francese' con chiusura Stellantis Poissy
Il gruppo assicura, 'ma il sito non sparirà, si produrranno componenti auto'
"Poissy, simbolo del declino dell'industria dell'auto in Francia", "Il lento declino dell'auto francese": a Parigi i quotidiani aprono oggi le loro prime pagine con la decisione di Stellantis di arrestare dal 2028 la produzione di automobili nella storica fabbrica di Poissy, voltando definitivamente una pagina della storia industriale nella regione parigina. Quella di Poissy era l'ultima fabbrica automobilistica di assemblaggio dell'Ile-de-France, una delle 5 del gruppo Stellantis in tutto il territorio francese. E una delle 11 fabbriche francesi di auto. Il gruppo italo-franco-americano manterrà quindi in Francia 4 delle sue fabbriche che producono auto su un totale di 42 nel mondo: quelle di Mulhouse e Sochaux, nell'est del apese, e quelle di Rennes nell'vest e Hordain nel nord (per i veicoli commerciali). Nel 2025, la produzione totale è stata di circa 662.000 veicoli, il 13,5% dei quali usciti dalla fabbrica di Poissy, sito aperto nel 1938 e oggi chiuso per una crisi che ha investito le grandi fabbriche di auto di Parigi e dintorni, costringendole alla chiusura: quella di Renault a Boulogne-Billancourt, alle porte della capitale, che ha chiuso i battenti nel 1992, poi quella PSA di Aulnay-sous-Bois nel 2014. Due anni fa ha chiuso anche la Renault di Flins, a 15 chilometri da Poissy. Dopo il 2028 ed entro il 2030, è previsto che il sito Stellantis in chiusura diventi una fabbrica di componenti. Ai tempi del suo massimo fulgore, lo stabilimento di Possy dava lavoro a 27.000 dipendenti. Era il 1976. Per la riconversione, Stellantis, che ha garantito che i tagli di personale avverranno con esodi volontari o pensionamenti, investirà 100 milioni di euro: "Il sito - ha assicurato Stellantis in un comunicato - non chiuderà, avrà per sempre un futuro industriale". Nel sito, precisa il gruppo, lavorano oggi 1.925 operai "sulla carta", ma soltanto 1.580 concretamente, considerando le assenze per vari motivi, dalla formazione alla malattia. All'orizzonte 2030, ne resteranno "attivi" 1.200 operai.
G.M.Castelo--PC