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Intesa, nel primo semestre il settore orafo mondiale registra un nuovo calo
I dati a VicenzaOro, -21% il dato complessivo soprattutto per Usa, MO e Asia
La domanda mondiale di gioielli in oro continua a ridursi. Dopo il calo del 18% registrato nel 2025, il primo semestre 2026 segna un'ulteriore contrazione del 21%, particolarmente intensa nei mercati del Medio Oriente, degli Stati Uniti e dell'Asia. I dati, elaboratori da Intesa Sanpaolo, sono stati resi noti oggi in occasione della rassegna internazionale Vicenzaoro September, aperta sino a martedì sera in Fiera, in un incontro organizzato da Confindustria Federorafi e dall'istituto bancario. Ad emergere è l'elevato prezzo dell'oro, che continua a incidere sui costi del settore: dopo i massimi storici raggiunti ad inizio anno le quotazioni restano su livelli eccezionalmente elevati, sostenute dalle tensioni geopolitiche e dalla domanda di beni rifugio. Pur in presenza di un atteso ridimensionamento nei prossimi anni, i prezzi dovrebbero mantenersi ben al di sopra delle medie del 2025, con effetti persistenti sui costi di approvvigionamento delle imprese. Dopo anni di crescita, il settore orafo italiano registra una flessione del fatturato (-5% nel 2025 e -2% nei primi sei mesi 2026), pur rimanendo ampiamente al di sopra dei livelli del 2019 (+50%). Più intenso il calo della produzione (-13,8% nel 2025 e -22% nel semestre), tornata ai livelli del 2019. Nei primi cinque mesi del 2026 l'export italiano di gioielli in oro raggiunge 4,4 miliardi, pari a -15%, -13,9% se si considera il totale dei gioielli da indosso con argento e metalli placcati. Al netto della Turchia, protagonista del balzo del 2024, le esportazioni mostrerebbero una crescita del 15%, confermando la buona tenuta su numerosi mercati internazionali; da segnalare il ritorno in positivo dell'importante mercato statunitense (+29%).
P.Sousa--PC