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In centinaia in corteo a Tunisi contro l'inquinamento a Gabès
Chiedono lo stop delle emissioni nocive di un impianto chimico
Diverse centinaia di persone hanno manifestato oggi nel centro di Tunisi rispondendo all'appello del collettivo Stop Pollution e di altre associazioni, denunciando il "crimine ambientale e sanitario" che colpisce la regione di Gabès e chiedendo la chiusura o il trasferimento delle unità più inquinanti del Gruppo chimico tunisino. In corteo si sono levati gli slogan "Vogliamo vivere" e "Gabès soffoca", con cartelli per la giustizia climatica e sociale. La marcia è partita nel pomeriggio dal palazzo del Sindacato nazionale dei giornalisti tunisini verso la sede centrale del Gruppo chimico tunisino nel quartiere Lafayette. Fonti locali hanno parlato di un'atmosfera pacifica ma determinata del corteo, con ampia partecipazione di associazioni, avvocati e attivisti. Gli organizzatori hanno ribadito che la mobilitazione a Tunisi si inserisce nel solco delle proteste degli ultimi giorni a Gabès, dove migliaia di persone sono scese in strada e si è tenuto uno sciopero generale per chiedere lo stop delle emissioni nocive del complesso statale che produce acido fosforico per la lavorazione dei fosfati. Le testimonianze sul campo riferiscono di un aumento dei casi di difficoltà respiratorie e di problemi sanitari nella popolazione. Durante il corteo nella capitale, attivisti di Stop Pollution hanno accusato le autorità di risposte insufficienti e hanno denunciato anche gli interventi della polizia a Gabès nei giorni scorsi. «È semplice, il popolo di Gabès vuole respirare, lo Stato deve chiudere le unità che inquinano», ha dichiarato un membro della campagna, annunciando l'intenzione di proseguire con proteste pacifiche. Sul piano istituzionale, la controversia ha conosciuto sviluppi legali: il 17 ottobre è stata depositata una domanda d'urgenza per sospendere le attività delle unità industriali considerate inquinanti a Gabès, ma l'udienza del Tribunale di primo grado è stata rinviata al 13 novembre su richiesta delle parti. Nel dibattito pubblico, il presidente tunisino Kaïs Saïed ha definito nelle scorse settimane la situazione un "assassinio ambientale", sollecitando interventi immediati di messa in sicurezza ed inviando a Gabes una delegazione ministeriale mista.
E.Raimundo--PC