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Farmaci equivalenti, aziende tra aumento costi e prezzi bloccati
Egualia, materie prime aumentate del +40%
Centodue imprese, 10.900 addetti diretti, un valore della produzione di 6,4 miliardi che ha generato 1,6 miliardi di valore aggiunto diretto. Nonostante questi numeri, che lo situano al secondo posto in Europa, dopo la Germania, il comparto italiano dei farmaci equivalenti vive una congiuntura che rischia di metterne a rischio la tenuta: da una parte, l'aumento dei costi di produzione, che ha raggiunto quasi un terzo in meno in 5 anni, dall'altro la stabilità - o in alcuni casi il calo - dei prezzi di vendita dei medicinali. È l'allarme che arriva dal Rapporto dell'Osservatorio Egualia-Nomisma, presentato oggi a Roma. "Il Rapporto di quest'anno ci consegna una fotografia chiara: il comparto degli equivalenti cresce, investe, dà lavoro, ma è schiacciato da regole che ne minano la sostenibilità", dice Stefano Collatina, presidente di Egualia, l'associazione che riunisce le imprese attive nei campo dei farmaci equivalenti e biosimilari. "Se i prezzi restano fermi, mentre i costi produttivi aumentano a doppia cifra, il rischio è che molte aziende siano costrette ad abbandonare i farmaci essenziali, lasciando i cittadini senza cure di base". I numeri sono impietosi: tra il 2019 e il 2023 i costi di produzione sono aumentati del 32% (+9% solo nell'ultimo anno). A trainare la crescita, soprattutto il rincaro delle materie prime, che ha registrato un +40,6% in questo periodo. Se ciò, per un verso, ha spinto le aziende a migliorare in efficienza e investire in innovazione (per esempio in automazione e digitalizzazione), dall'altra ha eroso i margini, "mettendo sotto pressione la redditività di un settore che opera già con prezzi regolati e fermi da anni", segnala Egualia. Il problema non è solo italiano: a livello europeo, "mentre l'indice complessivo dei prezzi al consumo ha raggiunto quota 130 e il prezzo del pane si è attestato a 145, i farmaci equivalenti registrano invece una dinamica deflattiva (92 per le principali categorie) o comunque inferiore alla media (102 per gli equivalenti critici)", si legge nel report. Il timore è che la progressiva riduzione dei margini renda non più sostenibile la produzione di alcuni farmaci, se non impossibile restare sul mercato per le aziende più piccole. La conseguenza sarebbe il reiterarsi di carenze e l'emergere di fenomeni di concentrazione, sottolinea il rapporto. "In diversi segmenti terapeutici esistono ormai uno o due soli produttori per principio attivo in tutta Europa": "bastano problemi di qualità, interruzioni produttive o decisioni commerciali per trasformare un equilibrio precario in una carenza diffusa", si legge. "Non chiediamo sussidi a fondo perduto ma condizioni economiche e regolatorie eque", aggiunge Collatina.
J.Pereira--PC