-
L’Eredità, polemiche sulle nuove Professoresse e sull’assenza di Greta Zuccarello
-
Armi autonome, fondi e Onu chiedono regole internazionali per i sistemi militari basati sull’IA
-
Midterm Usa, nuovi primati per donne nere, native americane e musulmani
-
Trump dopo il midterm: veto, rimpasto e scontro con il Congresso nei prossimi due anni
-
Conservatori delusi da Trump, il dissenso Maga pesa sul voto di metà mandato
-
Oleshky, la mediazione di Leone XIV apre una tregua per soccorrere i civili
-
Marco Ladisa resta a Trento e punta alla doppia cifra
-
Veneto, variazione di bilancio da 48,8 milioni per infrastrutture e servizi
-
Electrolux, accordo al Mimit: esuberi ridotti a 902 e nuovi investimenti
-
Curling, Trentino Spiller sfiora l’oro e l’Italia conquista l’argento a Ostrava
-
Its Veneto, occupazione all’89 per cento ma calano giovani e risorse
-
Sicurezza stradale: il linguaggio che deresponsabilizza chi guida
-
L’ondata democratica riconquista il Congresso e ridisegna gli equilibri negli Stati Uniti
-
El-Sayed vince in Michigan e rafforza la svolta a sinistra dei democratici
-
Kansas, il pastore metodista Adam Hamilton interrompe 94 anni di dominio repubblicano
-
Midterm Usa, i democratici conquistano Camera e Senato: Trump riconosce la sconfitta
Nei Campi Flegrei più zolfo dal 2018, spia del magma in risalita
Ingv, segnale che non implica un'eruzione imminente
Nelle fumarole della solfatara dei Campi Flegrei è stato rilevato, a partire dalla fine del 2018, un aumento nelle concentrazioni di zolfo dovute ai gas prodotti dal magma in risalita nella crosta terrestre, tra i 9 e i 6 chilometri di profondità. Lo indica la ricerca condotta dall'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e pubblicata sulla rivista Nature Geoscience. I risultati dello studio, al quale ha contribuito l'Università di Palermo, "non implicano un'eruzione vulcanica imminente", rileva l'Ingv in un comunicato, ma "sottolineano l'importanza di un monitoraggio continuo dell'area". Gli autori della ricerca, guidati da Stefano Caliro, osservano che "un crescente rilascio di zolfo dalle fumarole è tipico dei vulcani quiescenti che attraversano una fase di possibile e graduale riattivazione". La ricerca si è batata sulla raccolta sistematica di campioni e su analisi chimiche dei gas emessi dalle fumarole. I dati indicano che il crescente contenuto di zolfo si deve alla risalita del magma, che riscalda il sistema idrotermale superficiale e libera questo elemento intrappolato nei minerali. Il meccanismo, inoltre, è una delle cause della sismicità osservata nei Campi Flegrei negli ultimi anni. "Il crescente contributo magmatico nei gas - dice Giovanni Chiodini dell'Ingv di Bologna, tra gli autori dello studio - suggerisce una importante evoluzione nella dinamica del sistema vulcanico flegreo dal 2018". Si aggiunge, dunque, un ulteriore tassello alla comprensione di questa zona, che contribuirà alla gestione consapevole di uno dei sistemi vulcanici più complessi al mondo. "In questo ed in altri studi in corso sulla caldera dei Campi Flegrei emerge la fondamentale importanza del monitoraggio continuo della caldera sia nella porzione emersa, che sommersa", aggiunge Mauro Di Vito direttore dell'Osservatorio Vesuviano dell'Ingv, tra i ricercatori che hanno partecipato all'analisi: "La combinazione di tutti i dati offrirà una visione sempre più accurata della possibile evoluzione del sistema".
L.Mesquita--PC