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Biodiversità elevata in Alto Adige, ma la pressione cresce
Eurac Research pubblica la prima fase del monitoraggio
"Ricco di specie, vario, fuori dal comune: l'Alto Adige è uno degli hotspot di biodiversità dell'Europa centrale. Tuttavia, quello che a prima vista sembra essere un paradiso naturale sta subendo una pressione crescente. Agricoltura, cambiamenti climatici e urbanizzazione stanno modificando gli habitat e interrompendo le delicate dinamiche ecologiche". Il Monitoraggio della Biodiversità Alto Adige è un progetto di ricerca ambizioso: dal 2019, un team di ricerca guidato da Eurac Research raccoglie sistematicamente dati sulla diversità delle specie e degli habitat in tutto l'Alto Adige. La prima analisi dettagliata lo conferma: la biodiversità dell'Alto Adige è sotto pressione. I dati raccolti e le analisi dettagliate mostrano non solo dove la biodiversità è in declino, ma anche dove è necessario intervenire, quali sviluppi si stanno già manifestando e come i risultati possono servire da base per misure mirate. I dati di cinque anni di ricerca, integrati dalle fonti bibliografiche esistenti, mostrano che molti habitat tradizionali, soprattutto nel fondovalle, sono stati gravemente alterati dall'intensificazione dell'agricoltura. Le monocolture, i frequenti sfalci e l'uso di fertilizzanti e pesticidi hanno impoverito aree un tempo ricche di specie. I rifugi per molte specie sono scomparsi o sono diventati molto frammentati. Di conseguenza, numerose specie animali e vegetali che dipendono dalle coltivazioni estensive oggi sono considerate in pericolo o sono già scomparse. Particolarmente colpite sono le specie animali e vegetali legate ai prati umidi e poveri di nutrienti. Ad esempio: le cavallette di palude, gli uccelli che nidificano al suolo come l'allodola, la farfalla fritillaria o le piante vascolari come l'orchidea elmetto. I prati intensivi, i meleti o persino le aree residenziali non rappresentano un sostituto adeguato in caso di perdita di habitat coltivati in modo estensivo. Sulla base dei risultati, il team di ricerca ha formulato misure mirate per la protezione della biodiversità tra cui: conservazione e promozione della coltivazione estensiva di prati e pascoli con sfalcio tardivo e bassa concimazione, promozione di strutture semi-naturali come siepi e muretti a secco nei paesaggi coltivati, conservazione di foreste diversificate con alberi vecchi e legno morto, nonché protezione e ripristino degli habitat delle zone umide e dei corsi d'acqua naturali. Nelle aree urbane, un contributo può venire da un coerente inverdimento e da un'ottimizzazione dell'illuminazione notturna. La diffusione di specie invasive deve essere arginata in tutti gli habitat. Il rapporto si conclude con un chiaro appello: senza l'attuazione di misure mirate e un'ampia alleanza sociale, non è possibile arrestare la perdita di biodiversità.
P.L.Madureira--PC