-
Massimo Priviero in concerto a sostegno della Pediatria di Magenta
-
Demolizione di San Siro, prosegue il confronto sul futuro dell’area
-
Richiamo filetti di tonno surgelato In's per istamina
-
Milano, il bilocale guida la domanda immobiliare con il 44,7 per cento
-
Manovra 2027: proroga bonus edilizi, ecobonus e nuove regole per gli affitti
-
Antonelli campione del mondo, una stagione costruita senza ambiguità
-
Sinner celebra Antonelli dopo il titolo mondiale conquistato in Formula 1
-
Mercati europei in calo per tensioni Iran-Midterm e risultati tech
-
Supermercati europei nel mirino degli hacker, verifiche sugli impianti italiani
-
Tensione in una moschea di Modena durante un servizio di Fuori dal Coro
-
Midterm negli Stati Uniti, al voto anche 147 referendum statali
-
Cyberattacco ai sistemi frigoriferi dei supermercati, colpita anche l’Italia
-
È morto Giovanni Gentile, editore e presidente della casa editrice Le Lettere
-
Amburgo, occupato il campus dopo le proteste: intervengono reparti speciali
Nuovo test rivela le impronte digitali sui bossoli esplosi
Più facile identificare chi ha caricato l'arma
Sviluppata una nuova tecnica che permette di rilevare le impronte digitali sui bossoli anche dopo che sono stati esposti alle alte temperature tipiche dello sparo: il risultato, pubblicato sulla rivista Forensic Chemistry dai ricercatori della Maynooth University in Irlanda, potrebbe imprimere una svolta a molte indagini, facilitando l'identificazione della persona che ha caricato l'arma. "Il Sacro Graal delle indagini forensi è sempre stato il recupero delle impronte digitali dai bossoli di munizioni sparate", osserva la ricercatrice Eithne Dempsey. "Tradizionalmente, il calore intenso dello sparo distrugge qualsiasi residuo biologico. Tuttavia, la nostra tecnica è stata in grado di rivelare creste di impronte digitali che altrimenti rimarrebbero impercettibili". Il team ha scoperto di poter rivestire i bossoli di ottone con un sottile strato di materiali specializzati per rendere visibili le creste delle impronte digitali. A differenza dei metodi esistenti, che richiedono l'utilizzo di sostanze pericolose o apparecchiature ad alta potenza, il nuovo processo usa polimeri non tossici facilmente reperibili e quantità minime di energia per rivelare rapidamente impronte da superfici apparentemente lisce. Nello specifico, basta posizionare il bossolo di ottone in una cella elettrochimica contenente speciali sostanze chimiche che, sottoposte a una piccola tensione, vanno ad attaccarsi alla superficie del bossolo inserendosi negli spazi tra le creste delle impronte digitali: in questo modo creano un'immagine nitida e ad alto contrasto delle impronte, rendendole visibili in pochi secondi. Questa tecnica utilizza un dispositivo (chiamato potenziostato) che controlla la tensione e può essere portatile come un telefono cellulare, rendendo possibile la creazione di un kit compatto per eseguire il test direttamente sulla scena del crimine. I primi esperimenti hanno dimostrato che questa tecnica riesce a rilevare le impronte anche su campioni vecchi di 16 mesi. Serviranno però rigorosi test e validazioni prima che possa essere adottata dalle forze dell'ordine di tutto il mondo.
T.Vitorino--PC