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Successo al Ravenna Festival per l'Orlando di Händel
Festeggiato il 95enne Pier Luigi Pizzi per l'allestimento
Squadra che vince non si cambia: e quella formata dal regista Pier Luigi Pizzi e dal direttore Ottavio Dantone per il Ravenna Festival è un punto di riferimento ormai da qualche anno. Una certezza, insomma, confermata dal sempre maggiore successo che i loro spettacoli continuano a registrare sul palcoscenico del Teatro Alighieri, ancora una volta esaurito. E' accaduto anche ieri sera al termine dell'opera Orlando, primo tassello della Trilogia d'Autunno che la manifestazione quest'anno dedica a Georg Friederich Händel completata dall'opera Alcina (in scena questa sera e sabato) e dall'oratorio Il Messiah (domenica pomeriggio). Ovazioni lunghissime hanno accolto gli artisti al termine dello spettacolo, in particolare per l'ormai novantacinquenne regista milanese (è nato il 15 giugno 1930) presentatosi alla ribalta per i saluti finali con l'entusiasmo e la freschezza di un ragazzino, a prendere per mano e trascinare i più giovani colleghi. La polvere dei palcoscenici che ha respirato per una vita intera nei teatri di mezzo mondo, non solo non lo ha logorato, ma è stata per lui quella sorta di elisir d'amore e di giovinezza di contagiosa donizettiana memoria. Il maestro è stato salutato da un consenso unanime allargato al resto del cast, a partire dall'artefice musicale, Ottavio Dantone che dal clavicembalo ha diretto l'Accademia Bizantina, il complesso barocco nato proprio a Ravenna una quarantina d'anni fa. Uno spettacolo, come di consueto di un'eleganza mozzafiato, caratterizzato da scenografie semplici (pareti lineari e specchi deformanti) con sullo sfondo alberi e incantevoli giardini. L'Orlando è un'opera che Pizzi conosce benissimo essendo la prima del repertorio barocco con la quale si è confrontato, era il 1959 a Firenze. Attenzione concentrata poi sulle voci, tutte eccellenti a partire da quella del protagonista, il controtenore Filippo Mineccia, e quella di Angelica cantata da Francesca Pia Vitale. E poi il Medoro di Elmar Hauser, la Dorinda di Martina Licari e lo Zoroasto di Christian Senn. Tutte a proprio agio, in parti spesso impervie, guidate con la solita autorevolezza dallo specialista Ottavio Dantone che ha diretto dal clavicembalo la sempre puntuale Accademia Bizantina. Si replica il 14 novembre.
J.V.Jacinto--PC