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Norimberga, quando il nazista Göring è pieno di fascino
Un Russel Crowe demoniaco in un film poco luciferino
(di Francesco Gallo) Non è certo la prima volta che un nazista al cinema sia pieno di fascino, suscitando polemiche e sospetti. Solo due esempi: Christoph Waltz nei panni di Hans Landa in 'Inglourious Basterds' (2009) e 'Il portiere di notte' (1974) di Liliana Cavani con il rapporto sadomasochista tra un ex ufficiale delle SS e una sopravvissuta. In 'Norimberga' di James Vanderbilt - dal 18 dicembre in sala con Eagle Picture e già film di chiusura del 38/mo TFF - questo è anche più vero perché il Göring interpretato da Russel Crowe colpisce molto per carisma e fascino e questo forse anche per un involontario contrasto: la sua demonicità è all'interno di un film per niente luciferino. Così, non a caso, la critica internazionale ha elogiato molto la performance di Crowe per la sua capacità di rendere tangibile la presenza del male, ma ha anche evidenziato come il film resti alla fine troppo misurato e fragile storicamente. Variety, ad esempio, osserva come Crowe domini sempre la scena con una presenza magnetica che, pur essendo coerente con la figura storica, finisce per rendere troppo "piacevole da guardare" un personaggio realmente mostruoso. Ci va più diretto RogerEbert.com, che scrive: "Mettere parole di buon senso in bocca al diavolo è un'operazione rischiosa. Ma il modo in cui Göring irretisce tutti, persino un uomo la cui professione è comprendere la psicologia, mostra come dittatori e loro accoliti conquistino potere.". 'Norimberga' racconta appunto il noto processo con cui le potenze Alleate nel 1945 misero sotto accusa i vertici del regime nazista per le atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare l'Olocausto. Al centro della storia di questo film tratto dal romanzo 'Il Nazista e lo Psichiatra' scritto di Jack El-Hai, c'è il giovane psichiatra dell'esercito americano Douglas Kelley (Rami Malek), incaricato di valutare lo stato mentale dei principali imputati per stabilire se siano in grado di affrontare un regolare processo. Il suo compito lo porta a confrontarsi con i più spietati personaggi del secolo, tra cui spicca Hermann Göring (Russell Crowe), figura chiave del regime hitleriano. Ciò che inizia come un esame clinico, del tutto professionale, si trasforma rapidamente in un disturbante confronto psicologico tra due uomini agli antipodi. Da un lato il razionale Kelley interpretato da un Malek considerato a volte macchietistico, dall'altro il carismatico e manipolatore Göring, il numero due del regime nazista. A condurre l'accusa nel processo c'è l'inflessibile procuratore capo Robert H. Jackson (Michael Shannon), deciso a fare in modo che i crimini del nazismo vengano puniti in modo equo e definitivo, dando al mondo un precedente giuridico. Ma tornando al fascino tossico di Hermann Göring ecco alcune sue autentiche frasi dette al processo a difesa del suo operato: "Naturalmente la gente non vuole la guerra. Ma è compito dei leader convincerla che la guerra è inevitabile. Funziona in ogni Paese." A proposito delle deportazioni: "Non avevo il tempo di occuparmi di ogni misura. Le decisioni erano prese nell'interesse del Reich, e per questo non ho rimorsi." E infine: "Non mi considero un criminale. Ho servito la Germania. Se questo è un crimine, allora tutti i grandi statisti della storia sono criminali."
P.Mira--PC
