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Carlo Vistoli trionfa al Regio di Parma nell'Orfeo ed Euridice di Gluck
L'opera proposta con la regia di Shirin Neshat e la direzione musicale di Fabio Biondi
Un inizio di stagione migliore il Teatro Regio di Parma non poteva proprio sperare. L'aver affidato l'opera inaugurale, Orfeo ed Euridice di Gluck, (mancava dal tempio parmigiano della lirica da ben 39 anni. Ma, si sa, il Regio è da sempre terra verdiana) a Shirin Neshat è stata la mossa vincente del direttore artistico Alessio Vlad, in barba allo spettatore (e in questo il Regio è sempre fedele a sé stesso) che, dopo appena 3-4 minuti dall'inizio del film muto che ha introdotto il capolavoro gluckiano, ha urlato solitario "Non siamo mica all'Odeon!!!". Un film in bianco e nero (come del resto è tutto lo spettacolo messo in scena senza intervallo) realizzato con gusto dalla regista iraniana-americana, ricordando un po' il Bergman del Posto delle fragole. Dal filmato (che tornerà poi a concludere la messa in scena) si capisce che Euridice muore suicida per la perdita del figlio a cui non si rassegna. Da lì comincia il viaggio di Orfeo negli Inferi per placare le divinità e riottenere l'amata Euridice. In questa versione di Vienna del 1762, Gluck ha destinato a Orfeo buona parte dell'opera, è sempre in scena e ne canta almeno due terzi assieme al coro, determinante, mentre a Euridice e ancor meno ad Amore rimane il resto. Dominatore della serata è stato Carlo Vistoli, il controtenore romagnolo più richiesto al mondo (e ieri sera ha fatto capire perché), in forma vocale splendida come si è potuto sentire dalle sue tante arie, dall'iniziale "Chiamo il mio ben così" alla celeberrima, straziante, "Che farò senza Euridice", oltre a una presenza scenica magnetica e seducente: colonna portante della serata! Nelle rispettive brevi parti, i soprani Francesca Pia Vitale (Euridice) e Theodora Raftis (Amore) hanno ben figurato. Eccellente il Coro del Regio preparato da Martino Faggiani. Regista musicale Fabio Biondi, alla testa di un'ottima Filarmonica Toscanini, ha messo al servizio della scena la sua lunga esperienza di direttore filologico e una modernità di suono più rapinosa: risultato straordinario come hanno dimostrato i lunghi consensi finali. Shirin Neshat ha creato uno spettacolo essenziale, con pochi movimenti scenici, e alcuni flash-back chiarificatori: Orfeo non appare come una figura mitologica, ma come un essere umano concreto, un uomo in conflitto tra il suo ego, il suo narcisismo e l'amore incondizionato per Euridice. Applauditissima anche lei assieme ai suoi collaboratori (scene di Heike Vollmer, costumi di Katharina Schlipf) e trionfo, meritatissimo, per Carlo Vistoli. Si replica il 25, 29 e 31 gennaio.
T.Vitorino--PC