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Bambole di Pezza, una ballad rock sull'importanza della sorellanza
Dopo un quarto di secolo una band tutta femminile all'Ariston, 'restiamo unite assieme'
(di Cinzia Conti) I capelli colorati, gli anfibi, le calze strappate e l'aria 'graffiante' sono solo la minuscola punta dell'iceberg Bambole di Pezza fatto di femminismo, lotta a favore dell'uguaglianza di genere e contro la violenza di genere e il sessismo, sorellanza, autodeterminazione e indipendenza economica che parla tramite il punk rock. "Nessuno ci credeva / chi l'avrebbe mai detto" - come dicono in una delle loro canzoni passate e come hanno ricordato ieri durante alla visita al Quirinale da Mattarella - che un gruppo tutto femminile e pure così tosto avrebbe calcato il palco di Sanremo 2026 a ben un quarto di secolo di distanza dalle diversissime Lollipop. Viene quasi da dire finalmente, a prescindere da ogni classifica. "Qualsiasi posizione raggiungeremo, non è importante, amiamo ciò che facciamo e lo continueremo a fare negli anni" dicono stesse. Le Bambole di Pezza - Martina "Cleo" Ungarelli (voce), "Morgana Blue" (chitarra solista), Daniela "Dani" Piccirillo (chitarra ritmica), Federica "Xina" Rossi (batteria) e Caterina Alessandra "Kaj" Dolci (basso) - non nascondono l'orgoglio di essere la prima band femminile a Sanremo dopo tanto tempo: "Ci presentiamo anche col giusto impegno e la giusta responsabilità per questo ruolo". E anche sull'Eurovision non hanno dubbi: "Siamo combattenti dal giorno zero. Riteniamo fondamentale portare i nostri messaggi. Pur consapevoli delle problematiche politiche legate alla partecipazione di Israele, in caso di vittoria coglieremmo l'occasione per portare il nostro pezzo, che è anche una critica contro la guerra e un inno all'unione". La canzone Resta con Me scritta assieme a Nesli già dalla prima strofa ("Una ragazza, una chitarra e una tempesta") fa capire che non si parla di storie d'amore. "Portiamo questo brano all'Ariston - dice Morgana Blue - perché parla soprattutto di sorellanza, cioè di restare assieme nei momenti difficili. Ce ne siamo rese conto nel nostro percorso artistico dato che non è sempre facile lavorare in gruppo. Siamo l'unica band quest'anno a Sanremo, cosa un po' preoccupante perché insomma il mondo delle band e anche quello del rock sono un po' in crisi a quanto pare, ma siamo contenti di essere qui a combattere per questo concetto sia di rock che di band. Speriamo sia anche di esempio per altre persone che magari stanno facendo un progetto e magari stanno affrontando un momento di difficoltà". E proprio sull'esempio che si può dare al pubblico Cleo ricorda: "Quando ero piccola non avevo mai visto una donna suonare uno strumento, poi all'Ariston vidi L'Aura al pianoforte e pensai: 'Posso farlo anch'io'. Ecco speriamo che tante ragazzine dicano: 'Allora posso farlo anche io". L'idea di andare al festival "è nata appunto un po' per presentarci al grande pubblico mainstream. Abbiamo pensato - raccontano - che per trasmettere tutto ciò che diciamo nei nostri dischi e nei nostri testi in generale era giusto dare un senso di unione e anche di come l'unione in realtà può aiutare a superare difficoltà in momenti difficili e anche un po' folli, come questo che stiamo vivendo". Secondo Dani inoltre "ci vuole coraggio per restare insieme soprattutto in un momento di conflitti. Ed è anche un messaggio anche politico, perché è un po' un richiamo anche al valore dell'umanità, al fatto di non essere 'isole', di non essere esseri umani da soli come invece sempre più spesso la società ci sta abituando". "E anche - aggiunge Cleo - di non disumanizzare gli altri in momenti che già sono a volte disumani come alcune situazioni che stiamo vivendo". Per chi si aspettava un pezzo punk rock e non una ballad spiegano: "La verità è che Nesli è riuscito a cogliere la nostra identità aiutandoci a costruirla insieme in questo pezzo, è stato così bravo a cogliere alcune sfumature nostre che è tutto si è tutto creato naturalmente. E poi - dice Morgana - se cercate nella nostra discografia, ci sono altre ballad. La ballad rock ha il potere di trasmettere un messaggio che diventa quasi universale, cioè anche il fatto di non avere quasi più né un genere come marchio. Ci definiscono Punk, quasi estreme, ma è la nostra natura di donne indipendenti, emancipate, che hanno il coraggio di dire no, di essere forti e determinate quello che ci rende libere e ribelli a un sistema. Ci rende rock e punk, è l'attitudine. Qualsiasi poi viene 'bambolizzata' perché siamo cinque personalità, ciascuna con una sfumatura, ciascuna con un colore, ciascuna con una luce, ciascuna con uno strumento in mano". Per la serata cover la band milanese porta sul palco Cristina D'Avena con una versione rock della celebre sigla del cartoon Occhi di gatto: "Abbiamo fatto una versione della Cristina D'Avena che è veramente la sesta bambola. Poi lei è meravigliosa, siamo veramente contente perché si è mostrata subito disponibile. Una vera sorella, con uno spirito di sostegno incredibile per le altre donne. Poi è stata molto aperta. Ci ha detto lei di farla più rock, ancora più rock e l'abbiamo accontentata". Le Bambole di Pezza si esprimono anche sulla polemica che ha coinvolto il comico Andrea Pucci: "Ci dispiace che il comico abbia scelto di non partecipare, ma la contestazione deve rimanere un diritto sacrosanto e non va confusa con la censura. La censura arriva dall'alto, dal potere. La contestazione arriva dal basso, dal popolo, che ha il diritto di dire quando qualcosa non gli piace". E anche senza filtri sugli Epstein file: "Ciò che vi compare va oltre ogni nostra immaginazione, superando ogni film horror che possa venirci in mente. C'è ancora tanto lavoro da fare per dare alla figura femminile il rispetto che merita. Restiamo unite".
C.Cassis--PC