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Libro del giorno: Un Pezzo grosso di Orson Welles
Una farsa irresistibile e geniale sull'imperialismo americano e la paura del comunismo
(di Maria Gabriella Giannice) ORSON WELLES, UN PEZZO GROSSO (LA NAVE DI TESEO, PP. 197, EURO 18). Orson Welles non finisce di stupire. Dal Fondo Welles acquisito alla fine del secolo scorso dal Museo del cinema di Torino, è stata estratta una rarità dell'autore di ''Citizen Kane'': un romanzo breve semisconosciuto, pubblicato solo una volta e in francese, nel 1953 da Gallimard. Ora La nave di Teseo ne pubblica una versione italiana, tradotta dalla stesura in inglese conservata a Torino. Siamo di fronte a uno dei tanti film non realizzati da Welles, il divertissement di un genio in perenne fase creativa. Per qualunque lettore - dagli otto ai cento anni - è una storia à bout de souffle dove il vero e il falso, le apparenze e le bugie creano, con un decennio di anticipo, una commedia rocambolesca alla Blake Edwards che ha come archetipo "L'ispettore generale" di Nikolaj Gogol. Il titolo ''Un pezzo grosso'' richiama la fisionomia di Welles. Non si ha infatti difficoltà a individuare nel protagonista del romanzo l'americano fuori norma, incompreso dall'establishment quale era Welles nell'epoca in cui questa storia fu scritta (1952). Come Welles, anche Joe viene sospettato di essere ora un emissario del Governo Usa in incognito ora un pericoloso comunista. In realtà Joe è solo l'erede - alquanto bistrattato in verità - dell'impero Cool-o, una bevanda gassata in perenne guerra commerciale con la Cold-o. il giovane è stato spedito da due vecchi zii nella sperduta isola di Maliñha, ultimo lembo del pianeta, dove la famosa bibita non è ancora arrivata a causa dell'embargo imposto alle bevande straniere dalla dittatura dell'Ammiraglio Cuccibamba. Poco prima di sbarcare a Malinha, Joe incontra la connazionale Susie, una ragazza propensa ad abbellire "considerevolmente la realtà dei fatti", tanto da dare, con poche parole, l'abbrivio al più paradossale, incalzante e divertente degli intrighi internazionali in un continuo scambio fra vero e falso, gioco e doppio gioco. Su consiglio della sua amante Lola, il dittatore Cucibamba agita "la minaccia del comunismo" che funziona anche a Maliñha per aprire la strada al "consumismo" peraltro già portato sull'isola da Sam (come lo zio Sam) Soldi (in italiano anche nel dattiloscritto inglese), nome inequivocabile. La democrazia ("pregiudizio che gli americani si ostinano ad avere in suo favore" dice uno dei personaggi) diventa merce di scambio per ottenere dagli Usa i soldi necessari a evitare la bancarotta, ripagare il debito con Sam Soldi, che non solo ha in mano "gran parte dei titoli di Stato" ma ha ipotecato tutta l'isola. "Noi vogliamo i dollari; Washington vuole elezioni. Noi gli diamo le loro elezioni, e loro ci danno la grana" sentenzia Lola. A sorprendere, al di là del divertimento, è l'incredibile attualità di "Un pezzo grosso". La storia, come disse Welles a Bogdanovich, "parla dell'impero della Coca-Cola e la Pepsi-Cola", ma alle due bevande possiamo sostituire Facebook (Meta) e YouTube (Google) scoprendo come, a distanza di tre quarti di secolo, da mago qual è, Welles ci mesmerizza con una farsa irresistibile capace di lanciare strali profetici sul nostro presente, sul capitalismo americano e sul terrore rosso. grana".
H.Silva--PC