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Cantare amantis est, Riccardo Muti dirige il coro d'Italia
in 3500 per la seconda edizione dedicata a Don Giovanni Minzoni
«Quando ripenso alla prima edizione di "Cantare amantis est", alle oltre tremila voci che di fronte a me dopo poche semplici indicazioni hanno saputo trovare insieme un unico modo di sentire, amalgamando naturalmente il suono nell'attacco del "Va pensiero", ricordo di aver vissuto una magia che ancora non riesco a spiegarmi». Riccardo Muti nell'attesa di salire nuovamente sul palcoscenico per dirigere le migliaia di coristi - in questa seconda edizione che si tiene tra pochi giorni, 1 e 2 giugno al Pala de André di Ravenna, hanno superato i 3.500, provenienti da tutte le regioni d'Italia - riflette su come la risposta di tante persone, coristi professionali ma soprattutto tantissimi amatoriali, «abbia dimostrato la presenza nel nostro Paese di un humus fecondo, di una naturale disponibilità al canto corale: anche in chi non ha avuto la possibilità di approfondire studi musicali emerge il bisogno urgente di esprimersi con una certa nobiltà esecutiva, di cogliere e capire il fraseggio, un bisogno profondo al quale si è prestata sempre troppo poca attenzione, sia nell'educazione musicale a scuola, sia nei media». E torna anche a riflettere sul significato profondo delle parole di Sant'Agostino e sul valore che la musica può assumere nella società. «Perché appunto il cantare insieme, come il suonare insieme, è proprio di "colui che ama", di chi coltiva il senso dell'amore, di chi si unisce nel segno superiore dell'armonia e della bellezza, perseguendo il bene comune». Quello stesso bene comune che, con la pace e la libertà, era l'obiettivo della vita intera di Don Giovanni Minzoni, il cappellano martire della violenza fascista morto nel 1923 a cui queste intense giornate sono dedicate. Del resto, il linguaggio universale della musica - Muti lo ha sostenuto più e più volte - riesce a superare differenze e contrasti che talvolta possono apparire insanabili: di cultura e di religione. Dunque, riunire sotto uno stesso gesto migliaia di persone, in un tempo come questo, segnato da conflitti e rivolgimenti epocali, non può che assumere un intenso significato, di pace e di speranza. Non a caso, le pagine scelte dal maestro per "istruire" il monumentale coro sono ispirate a un senso profondo di spiritualità. A partire dal primo brano in programma, l'Ave Verum Corpus di Mozart: «sarà una grande emozione sentire risuonare questo piccolo mottetto, concepito per un gruppo ristretto, da un coro tanto imponente: in fondo è una preghiera profondissima ed esprimerne il senso non dipende dal numero di esecutori, tanto meno da questioni non sempre verificabili di prassi "storicamente informate", piuttosto dipende dallo stile che gli è "proprio" e che è necessario rispettare». Nelle sessioni di studio in cui si articola questa eccezionale "masterclass" si passerà poi a "Casta diva", dalla Norma di Bellini, banco di prova fondamentale per lavorare su quel «legato che è tipico della lingua italiana e della melodia che da essa scaturisce». Per arrivare al coro a cappella che nella Messa da Requiem di Verdi interagisce con il soprano, e infine al Prologo dal Mefistofele di Arrigo Boito. In un percorso che quindi, sempre nelle parole di Muti, «dalla pagina più eterea, ispirata come dal cielo, si arriva a quella più sanguigna e piena di fervore e fuoco sacro». La voce di soprano che si unirà al coro sarà quella di Maria Grazia Schiavo, mentre al pianoforte siederà Davide Cavalli. Lunedì 1 giugno la sessione di studio inizierà alle 15, mentre martedì 2 giugno sono in programma due sessioni, alle 10.30 e alle 15.30. Tutte le sessioni sono aperte anche al pubblico (posto unico numerato 10 Euro; under 18 5 Euro).
L.Torres--PC
