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Max Pezzali concede il bis a San Siro, ancora sold out al Meazza
Seconda serata davanti ai fan, apertura con i grandi classici degli 883
C'è chi quegli anni li ha vissuti davvero e chi li conosce soltanto attraverso i racconti, Spotify o qualche vecchia puntata di Bim Bum Bam su YouTube. Eppure, quando a San Siro partono le prime note di 'Tieni il tempo', la differenza scompare. Max Pezzali concede il bis al Meazza con il secondo sold out consecutivo del tour 'Max Forever - Gli Anni d'oro - Stadi 2026', trasformando ancora una volta lo stadio in un gigantesco rito collettivo. Lo show si apre con il 'FestivalMax', evidente omaggio al Festivalbar, introdotto dal super ospite Amadeus, che incita la folla prima dell'inizio. Poi arrivano subito i classici: 'Tieni il tempo', 'Bella vera', 'La lunga estate caldissima' e 'Sei un mito', cantata a squarciagola dallo stadio intero. È il manifesto della serata: due ore e mezza di immersione totale negli anni Novanta e nei primi Duemila. Sul palco si alternano un enorme giradischi, un cubo di Rubik, un walkman gigante, un floppy disk, visual in stile denim e continui richiami alla cultura pop di quel decennio. C'è persino un dialogo, realizzato con l'intelligenza artificiale, tra il Max del 1995 e quello di oggi, che si interroga sul destino delle sue canzoni. Nel finale torna anche Uan, storico pupazzo di Bim Bum Bam, accolto dall'ovazione del pubblico durante 'Nord Sud Ovest Est'. Ma il cuore dello spettacolo resta il repertorio. Da 'La regola dell'amico' a 'Non me la menare', da 'Hanno ucciso l'uomo ragno' a 'Rotta per casa di Dio', fino ai momenti più emozionanti e sentimentali con 'Una canzone d'amore', 'Nessun rimpianto', 'Come mai', 'La dura legge del gol', 'Gli anni' e 'Grazie mille'. Nella scaletta trova spazio 'Cumuli', un brano cult e sui generis per la poetica "pezzaliana", che affronta addirittura la dipendenza da eroina. In mezzo anche l'ormai tradizionale half time show con Dance Cam, Single Cam e Beer Cam: siparietti che provocano divertimento e flirtano con l'imbarazzo di chi viene coinvolto. Il successo di Pezzali va oltre la semplice operazione revival. I suoi concerti sono diventati un autentico delirio nostalgico, un fenomeno culturale che continua ad allargarsi invece di esaurirsi. In platea convivono quarantenni e cinquantenni cresciuti con gli 883, ma anche ragazzi che negli anni Novanta non erano nati e perfino chi allora liquidava quella musica come troppo leggera e oggi la riscopre con affetto. È una nostalgia che non appartiene più soltanto a chi ha vissuto quell'epoca. È diventata il desiderio di partecipare a un immaginario condiviso fatto di cassette blu e rosse del Festivalbar, sale giochi, bar di provincia, motorini ed estati infinite. Una memoria collettiva che supera di gran lunga l'esperienza personale. In questo senso il fenomeno Pezzali ricorda quello britannico (e internazionale) degli Oasis: artisti che oggi, spinti dalla forza della nostalgia, sembrano vivere una popolarità persino più ampia rispetto ai loro anni d'oro. Riportando il pubblico indietro nel tempo, ma soprattutto trasformando quel passato in qualcosa che parla anche a chi non lo ha mai conosciuto.
T.Vitorino--PC