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Tom Cruise, 'Aspettavo Iñárritu da 25 anni. Digger il mio ruolo più diffcile'
L'attore ha presentato il trailer della commedia in arrivo in ottobre con Warner Bros.
(di Lucia Magi) Tom Cruise aspettava da 25 anni di lavorare con Alejandro Iñárritu. L'uomo che secondo Steven Spielberg ha salvato Hollywood riportando il pubblico in sala dopo la pandemia, 64 anni, 46 da star del grande schermo, quattro candidature agli Oscar e uno onorario ottenuto nel 2025, diretto dai più grandi autori contemporanei come Stanley Kubrick, Martin Scorsese, Brian De Palma, Ridley Scott o Paul Thomas Anderson, ricorda esattamente il giorno in cui sentì nascere quel desiderio. "Ho visto 'Amores Perros' e ha cambiato tutto. Che film straordinario. Brillante. Non so voi, ma io sono uscito dicendo: 'Che cavolo, questo tizio spacca!', racconta l'attore agli studi della Warner bros. di Burbank, dove una platea di un centinaio di giornalisti - tra cui l'ANSA - attendeva di vedere il primo trailer del film con cui la stella ha coronato un sogno lungo un quarto di secolo. Il cineasta messicano, che dopo quel debutto nel 2000, ha vinto due Oscar consecutivi con 'Birdman' nel 2015 e 'Revenant - Redivivo' nel 2016, in ottobre torna con 'Digger', la "commedia di proporzioni catastrofiche" (secondo la reclame) di cui l'ex Maverick è protagonista. "Chiamavo tutti i miei amici: 'Dovete vedere questo film. Chi è questo Alejandro?'. Non ne avevo mai sentito parlare prima. Come è riuscito a conquistare una tale qualità all'esordio della sua carriera? Il modo in cui lui e Chivo (il fedele direttore della fotografia Emmanuel Lubezki) muovevano la macchina da presa. Le interpretazioni. Il design. I colori del film. Ogni aspetto era pensato in modo incredibilmente accurato, pieno di dettagli, e si percepiva l'umanità di un creatore con una padronanza straordinaria del proprio mestiere", dice Cruise ancora entusiasmato dalla visione di quel primo film. Sette anni fa, è arrivata la telefonata che aspettava: Iñárritu aveva un'idea per lui. Non gli ha mandato la sceneggiatura per email. Gli ha chiesto di vedersi di persona. L'incontro è durato giorni, il regista gli ha raccontato chi era Digger, le sue contraddizioni, le sue spacconerie e le sue crepe. "Ho ascoltando quello che aveva in testa per capire come potevo contribuire e come potevamo costruire insieme quel mondo", racconta l'attore. Il risultato è 'Digger' il primo film in inglese di Iñárritu dopo The Revenant con Leonardo DiCaprio, in arrivo al cinema il 2 ottobre. Cruise veste stivali, cappello e cinturone da cowboy di Digger Rockwell, un miliardario che si considera "l'uomo più potente del mondo", ma la cui azienda pare essere responsabile di un disastro ambientale con conseguenze planetarie. Per la prima volta da anni, il protagonista della saga 'Mission Impossible' abbandona l'immagine dell'eroe impeccabile e fisicamente invincibile: sullo schermo appare ben più pasciuto di quanto non sia dal vivo - in jeans e t-shirt neri, aderenti il giusto per esaltare la muscolatura - capelli radi e bianchi sistemati con un improbabile riporto e l'accento marcato del Sud. "È il ruolo che più mi ha messo alla prova di tutta la mia carriera", dice l'attore. Già dal trailer, Digger appare arrogante, manipolatore, uno spaccone incapace di ammettere le proprie responsabilità, convinto anzi di poter risolvere qualsiasi problema perché si considera il migliore in tutto. Attorno a Cruise, c'è un cast internazionale che comprende Riz Ahmed, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg, Jesse Plemons, Sophie Wilde ed Emma D'Arcy. John Goodman interpreta un presidente statunitense malato che urla: "Digger ci ha messi tutti in questo casino e Digger ci tirerà fuori", quando scopre che per riparare la situazione potrebbero servire 18 trilioni di dollari. Iñárritu non era a Burbank per il lancio del film, ma ha mandato un video messaggio dalla sala in cui sta ultimando il sound design del film a Londra. "Poco dopo 'The Revenant', ho avuto un'idea. Non una sceneggiatura, non un film, solo un'ossessione continua che è rimasta con me per tutti questi anni. Sapevo chi era questo personaggio. Sapevo come parlava, come sopravviveva, come riusciva a distorcere la realtà per adattarla alla sua prospettiva - spiega il regista di '21 grammi' e 'Babel' - Ci ho messo dieci anni perché non cercavo una storia. Cercavo il modo giusto di raccontarla". Continua: "Le persone mi chiedono perché ho scelto Tom. Per me è come chiedere a qualcuno perché beve acqua quando ha sete. È semplicemente quello di cui hai bisogno".
R.Veloso--PC
