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Ghini, Lucisano aveva il coraggio di rischiare, oggi il sistema è diverso
L'attore, 'se ne va un altro pezzo della nostra storia del cinema'
(di Francesca Pierleoni) In un momento come questo "le parole servono poco a lenire tutto il dolore e l'assenza. Il punto è che se ne va un altro pezzo della nostra storia del cinema. La Iif (Italian International Film, ndr) è un brand ormai diventato storico. Io ci ho lavorato parecchie volte. Poi Fulvio era uno dei pochi produttori che si interessava anche a questioni di natura politica del cinema. Ci siamo incrociati per questo anche in parecchie riunioni. Aveva un bel carattere, sennò non si fa questo mestiere". Parola di Massimo Ghini, uno dei protagonisti del cinema italiano arrivati per i funerali del produttore, scomparso ieri a 98 anni, tenutisi nella basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. "Le grandi capacità di persone come Tullio vengono ricordate solo quando muoiono, è un vecchio vizio italiano - riflette Ghini -. Noi abbiamo perso negli anni quelli che sono stati i produttori che hanno scritto la storia del nostro cinema. Lucisano è uno di quelli che rimasto sempre in prima linea, sul pezzo, facendo anche delle scelte che mi ricordavano molto la storia della Titanus. Allora le produzioni vivevano sulla creatività, senza distinzioni di generi. Si producevano cose anche completamente diverse ma che servivano a tenere in piedi tutta la macchina del cinema, dai musicarelli ai grandi film in costume. Tullio ha fatto parte di questo pezzo di storia, perché se guardi l'elenco dei suoi film ci trovi dalle grandi commedie popolari a Zeffirelli... è stato un vero produttore". Ghini è felice di poterlo ricordare "perché abbiamo lavorato varie volte insieme. Con Federica e Paola (le figlie del produttore, ndr) ci conosciamo da quando erano ragazze e venivano sul set ogni tanto a vedere le riprese. Oggi ereditano una grande responsabilità ma in realtà se la sono assunta già da tempo. E' bello questo. Qui ci lamentiamo sempre delle famiglie di attori, di artisti... ma le botteghe una volta si facevano così. Gli allievi erano magari figli, parenti, cugini, nipoti... Così si crea una generazione, si crea una storia". Qual è la lezione che i produttori di oggi dovrebbero apprendere da Lucisano? "Se rispondo a questa domanda rischio di attaccare il copione al chiodo - scherza l'attore -. Continuo a vivere in questo mondo ma ho molta poca fiducia. Lucisano si metteva in prima fila, c'era un rischio personale in quello che faceva, anche perché c'era tutta un'economia completamente diversa rispetto a quella di oggi. Adesso il più delle volte quello che manca in Italia è proprio la preparazione dei produttori, anche perché c'è un sistema che è solo assistito. L'esempio da prendere invece dovrebbe essere questo: avere il coraggio di esporsi, di aprirsi ai più diversi generi, di passare dal film di grande intrattenimento alle opere di grandi autori".
R.Veloso--PC