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Il crollo della Torre Conti
Il 3 novembre 2025 una delle torri più antiche della Capitale è tornata alla ribalta per un dramma inatteso. Intorno alle 11.20, durante i lavori di consolidamento finanziati con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), una porzione della Torre dei Conti, a Largo Corrado Ricci, è crollata improvvisamente. In questa fase del cantiere, che avrebbe dovuto restituire il monumento al pubblico entro l’estate 2026, il contrafforte centrale del lato meridionale è ceduto, trascinando giù il basamento «a scarpa» sottostante e una parte della muratura. Circa un’ora e mezza dopo, alle 13.00, mentre i soccorritori erano già al lavoro, un secondo cedimento ha interessato parte del vano scala e il solaio di copertura, sollevando una nube di polvere e calcinacci che ha rallentato le operazioni di soccorso.
Gli eventi del 3 novembre
Nel cantiere, oltre alla ditta capofila, operavano alcune imprese specializzate in restauri (EdilErica e Picalarga). Cinque operai stavano lavorando all’interno. Quattro di loro sono riusciti a mettersi in salvo con l’aiuto dei vigili del fuoco; Octay Stroici, sessantaseienne romeno, è rimasto intrappolato sotto le macerie per undici ore. I vigili del fuoco hanno stabilito un contatto con lui, gli hanno fornito ossigeno e hanno lavorato con squadre specializzate in emergenze urbane, ma l’uomo è deceduto poco dopo essere stato estratto e trasferito all’ospedale Umberto I. Un altro operaio di 64 anni, ricoverato con trauma cranico, è stato dimesso con prognosi di otto giorni.
L’area è stata immediatamente evacuata; via Cavour, i Fori Imperiali e le strade limitrofe sono state chiuse al traffico. Sul posto sono accorsi il sindaco Roberto Gualtieri, il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il prefetto Lamberto Giannini, che hanno parlato di "intervento delicato" e hanno incontrato gli operai superstiti. La premier Giorgia Meloni ha espresso cordoglio via social. Nel frattempo, la procura di Roma ha aperto un’indagine per disastro colposo e omicidio colposo; i carabinieri hanno sequestrato il cantiere, ascoltato i lavoratori e i responsabili delle imprese e stanno verificando se le norme di sicurezza siano state rispettate.
La torre e il progetto di restauro
La Torre dei Conti è uno dei pochi esempi sopravvissuti delle case-torri della Roma medievale. L’attuale struttura risale all’XI secolo e fu ampliata nel 1203 da papa Innocenzo III per la sua famiglia: in origine superava i 50 metri, ma i terremoti del 1348, 1630 e 1644 e gli sventramenti ottocenteschi l’hanno ridotta agli attuali 29 metri. Nel 1644 un crollo provocò la morte di due persone; dopo secoli di abbandono la torre fu utilizzata come fienile, deposito di carbone e, durante il fascismo, come mausoleo degli Arditi.
Il monumento era chiuso dal 2007, quando furono sgomberati gli uffici che lo occupavano. Solo nel 2025, grazie a un finanziamento di 6,9 milioni di euro del Pnrr («Caput Mundi»), era stato avviato un intervento di recupero che comprendeva il consolidamento statico, il restauro conservativo, l’installazione di impianti moderni, l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’allestimento museale. La sovrintendenza capitolina spiegava che il primo stralcio dei lavori, avviato a giugno 2025 e quasi concluso (circa 400 mila euro), riguardava la bonifica dall’amianto e le opere preliminari; prove di carico e carotaggi avevano certificato la stabilità del monumento. L’obiettivo era trasformare la torre in museo dedicato alle fasi più recenti dei Fori Imperiali, con un centro servizi e una sala conferenze.
Indagini e prospettive
Dopo il doppio crollo, l’intero cantiere è stato posto sotto sequestro. I tecnici della Sovrintendenza e della protezione civile hanno verificato che la torre è pericolante; la priorità è mettere in sicurezza la struttura e l’area circostante per consentire l’accesso degli esperti. In Prefettura si è ipotizzata perfino la demolizione e la ricostruzione fedele della torre per salvare l’opera e tutelare l’incolumità pubblica. Nel frattempo è stato disposto il monitoraggio continuo della stabilità e l’installazione di sensori.
Le indagini della procura si concentrano sul rispetto delle norme antinfortunistiche e sui motivi del cedimento. Le ipotesi più accreditate parlano di un cedimento strutturale in una zona già degradata, forse aggravato dalle vibrazioni delle lavorazioni o da un cedimento dei ponteggi. Le società appaltatrici e i funzionari della Sovrintendenza saranno ascoltati per chiarire se la fase dei lavori fosse compatibile con la presenza degli operai e se fossero state adottate tutte le misure di protezione.
Il punto finora
A oltre una settimana dall’incidente, la Torre dei Conti resta un simbolo ferito. Le operazioni di messa in sicurezza proseguono, il traffico attorno ai Fori Imperiali è ancora deviato e alcune attività commerciali della zona hanno chiuso per precauzione. Gli operai feriti sono stati dimessi, mentre la famiglia di Octay Stroici attende risposte. Il progetto Pnrr, che doveva restituire la torre ai cittadini, è sospeso in attesa delle perizie. La comunità scientifica e la cittadinanza chiedono che le indagini siano rapide e trasparenti e che, qualsiasi sia la soluzione – consolidamento o ricostruzione – sia tutelata l’integrità di un monumento che da secoli veglia sui Fori Imperiali.
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