Cgia, il caro carburante mette a rischio camionisti, taxisti e rappresentanti
Cgia, il caro carburante mette a rischio camionisti, taxisti e rappresentanti

Cgia, il caro carburante mette a rischio camionisti, taxisti e rappresentanti

Interessate 303.814 imprese nei tre comparti, in testa Lombardia, Lazio e Veneto

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Gli aumenti di benzina e diesel non pesano solo sulle tasche di famiglie e pendolari ma anche su chi usa per lavoro l'auto o un autocarro: i camionisti, i tassisti e gli agenti di commercio. Lo sottolinea l'Ufficio studi della Cgia di Mestre, aggiungendo che per le due ultime categorie la situazione è particolarmente difficile, poiché non possono scaricare l'aumento dei costi sui clienti o sulla filiera, mentre i camionisti possono farlo raramente e contare sul credito d'imposta pensato per compensare il caro-carburante; restano comunque esclusi quelli che possiedono mezzi pesanti sotto le 7,5 tonnellate, pari al 40% circa delle imprese di autotrasporto. In Italia le imprese attive nei tre comparti ammontano complessivamente a 303.814 unità. Di esse 203.742 sono agenti di commercio, 68.482 operano nell'autotrasporto e 31.590 sono suddivise tra taxisti e Ncc. A livello regionale la Lombardia è la prima regione per numero di attività, con 49.333 imprese, davanti al Lazio con 29.018 e al Veneto con 28.913. A livello provinciale, la Città Metropolitana di Roma Capitale occupa il primo posto, con 22.468 imprese, seguita da Milano con 19.374 e Napoli con 15.613. In fondo alla classifica si collocano, invece, Gorizia con 460 aziende, Aosta con 341 e Isernia con 280. Ricordando che in totale la manovra anti caro-carburante messa in campo dal governo negli ultimi 6 mesi e mezzo supera i 2,6 miliardi di euro, e che in otto mesi Draghi ne spese 7,3 dopo l'invasione russa dell'Ucraina, secondo la Cgia "sarebbe possibile e opportuno che Bruxelles concedesse agli Stati membri un margine di flessibilità simile a quello garantito 4 anni fa".

F.Moura--PC