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Sacrifici prima dell'eruzione, nuove scoperte a Pompei
Nuove scoperte dalla ceneri nella città distrutta dal Vesuvio
(di Rosa Benigno) C'erano piante locali miste a sostanze aromatiche importate dall'Africa o dall'Asia sui bruciaprofumi degli altari domestici di Pompei. È quanto emerge dalle indagini scientifiche di un team di esperti internazionali che ha analizzato cosa venisse bruciato nei bracieri rituali romani rinvenuti nella città distrutta dal risveglio del Vesuvio. Segno di quanto Pompei facesse parte di una rete commerciale globale di quasi 2mila anni fa. L'eruzione avvenne il 79 dopo Cristo e fu una immane catastrofe per gli abitanti dell'epoca. Ma ha costituito una straordinaria occasione di studio per l'archeologia moderna, grazie alle eccezionali condizioni di conservazione del sito. Tra i reperti preservati vi sono, infatti, anche le ceneri rimaste nei bruciaprofumi utilizzati dai pompeiani per le offerte a base di incenso alle divinità, che gli esperti delle Università di Zurigo, Monaco di Baviera, Bonn, Kiel e Dublino hanno analizzato in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, mediante una serie di tecniche di laboratorio all'avanguardia, concentrandosi sulle ceneri di due bruciaprofumi, provenienti da Pompei e da una villa di Boscoreale. "Ora possiamo dimostrare concretamente quali profumi venivano realmente bruciati nel culto domestico pompeiano", spiega Johannes Eber dell'Università di Zurigo, coordinatore dello studio - Oltre a piante regionali abbiamo trovato anche tracce di resine importate, un indizio di ampie connessioni commerciali. Di particolare interesse desta uno dei recipienti dove sono stati individuati resti di una resina arborea esotica, probabilmente proveniente da regioni tropicali dell'Africa o dell'Asia". "Le analisi molecolari indicano inoltre la presenza di un prodotto derivato dall'uva in uno dei bruciaprofumi - racconta Maxime Rageot dell'Università di Bonn, che ha condotto le indagini biomolecolari dello studio - Ciò sarebbe coerente con l'uso del vino nei rituali raffigurati nell'arte romana e descritti nelle fonti scritte, e dimostra al tempo stesso quanto sia importante integrare gli studi archeologici con analisi". "La combinazione di diverse tecniche chimiche e microscopiche moderne rende improvvisamente tangibile la vita religiosa quotidiana degli abitanti di Pompei, aggiunge Philipp W. Stockhammer della Lmu di Monaco, nel cui gruppo di ricerca è stato avviato lo studio. Il Parco Archeologico di Pompei, che recentemente ha dedicato una nuova esposizione permanente all'eruzione e alle sue vittime, esponendo anche un elevato numero di reperti organici quali resti di piante, cibi e oggetti in legno, sottolinea l'importanza di questo tipo di studi: "Senza Pompei, la nostra conoscenza del mondo romano sarebbe meno ricca - commenta il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel - ma è una ricchezza di conoscenze e dati che solo un'archeologia all'altezza dei tempi può valorizzare adeguatamente. Grazie all'integrazione con altre scienze, possiamo ancora scoprire tanto sulla vita nella città antica".
A.Seabra--PC
