-
Lollobrigida: dal 4 novembre 500 euro a oltre 1 milione di famiglie
-
Lmdv ci riprova, offerta per acquistare tutte le quote di Delfin
-
Borsa: Europa debole in apertura, Parigi -0,13%, Londra -0,36%
-
Confesercenti: "Allarme caro vita, in questo trimestre a rischio consumi per 1,4 miliardi'
-
Borsa: Asia contrastata, occhi sul voto Usa, Tokyo -0,33%
-
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi apre in calo sotto i 118 punti
-
L'utile semestrale di Ryanair scivola del 15% a 2,15 miliardi
-
Euro in aumento, scambiato a 1,1187 dollari
-
Il gas scende a 101,45 euro sulla piazza Ttf di Amsterdam
-
Prezzo dell'oro in aumento, Spot scambiato a 3.907 dollari
-
Prezzo del petrolio in calo, Wti scambiato a 100,68 dollari
-
Binance, gli utenti prelevano oltre 3 miliardi di dollari dopo l'attacco hacker
-
'Gli Usa premono per il ripristino delle vendite di gas russo in Ue attraverso l'Ucraina'
-
Mosca, hackerata l'app di allerta per attacchi aerei
Tumore della prostata, -13% rischio di morte con screening
Restano però dubbi sull'opportunità di test del Psa a tappeto
Lo screening per il cancro della prostata con il dosaggio del Psa riduce del 13% il rischio di morire per questa neoplasia. Tuttavia, restano dubbi sull'opportunità di avviare programmi di diagnosi precoce destinati all'intera popolazione. Sono le conclusioni a cui giunge uno studio ultraventennale coordinato dall'Erasmus MC Cancer Institute di Rotterdam e pubblicato sul New England Journal of Medicine. Da tempo si discute sull'utilità dell'esecuzione del test del Psa in maniera generalizzata. L'esame è in grado di identificare precocemente i segnali della neoplasia, tuttavia espone al rischio di sovra-diagnosi e sovra-trattamento, vale a dire alla possibilità che vengano identificati tumori che non mettono a repentaglio la vita. A causa dello screening, quindi, una quota cospicua di paziente si sottoporrebbe a indagini diagnostiche e trattamenti (e sarebbe esposta ai rischi correlati) senza trarne nessun beneficio. Lo studio, iniziato nel 1993, ha coinvolto oltre 160 mila persone residenti in otto Paesi europei, tra cui l'Italia. A 23 anni di distanza, i pazienti che si erano sottoposti allo screening mostravano un rischio del 30% più alto di tumore alla prostata, proprio per effetto della diagnosi precoce ottenuta grazie al test del Psa. Tuttavia, avevano un rischio di morte per questa neoplasia del 13% più basso. Complessivamente, lo screening consentirebbe di evitare 1 decesso per tumore ogni 456 uomini che si sottopongono all'esame e 1 ogni 12 che ricevono una diagnosi di malattia. "Sebbene il nostro studio abbia dimostrato che lo screening basato sul Psa sia utile nel ridurre la mortalità per cancro alla prostata", "i rischi associati a sovra-diagnosi e interventi non necessari rimangono considerevoli", concludono i ricercatori, che auspicano la messa a punto di strategie che consentano di indirizzare verso lo screening solo i pazienti a più alto rischio.
A.Silveira--PC