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Terapie costose per le malattie croniche, 1 malato su 3 taglia le spese
L'indagine Nomisma per UniSalute, il 38% si è rivolge almeno in parte al privato
Il 37% di chi è affetto da patologie croniche ha rinunciato a vacanze, cene fuori o acquisti importanti nell'ultimo anno pur di accedere a visite ed esami. Inoltre, il 38% di chi ha dovuto svolgere esami o visite specialistiche per una patologia cronica si è rivolto almeno in parte alla sanità privata. A rilevarlo, l'ultima indagine realizzata da Nomisma per l'Osservatorio Sanità di UniSalute. La necessità di tagliare le spese nasce dal fatto che molto spesso (40% dei casi) la cura e il monitoraggio di malattie croniche richiedono di effettuare regolarmente delle visite specialistiche. Infatti, quasi la metà delle persone intervistate nell'indagine (46%) dichiara di averne fatte numerose (anche più di quattro) negli ultimi 12 mesi, perché previste nel percorso di cura. Essendo molto spesso non rimandabili, tali cure, a cui si legano esami specifici e l'acquisto di farmaci relativi, arrivano ad avere un'incidenza molto significativa sul budget di una persona o di una famiglia, soprattutto se consideriamo che più di un terzo di coloro che devono sottoporsi a tali controlli e cure (il 38%) si è rivolto almeno in parte alla sanità privata per visite e prestazioni relative. Non tutti i malati cronici però dispongono delle risorse necessarie per garantirsi controlli e cure adeguate. Il 13% del campione ha infatti dichiarato di aver ridotto il numero delle visite negli ultimi 12 mesi, soprattutto a causa degli elevati costi delle prestazioni (40%). In molti (46% di chi ha svolto meno esami) si sono anche lamentati degli elevati tempi d'attesa, altro fattore disincentivante. Non va poi dimenticato che l'assistenza almeno parziale da parte di altre persone è necessaria per la cura di quasi un paziente su quattro (22%), fattore che contribuisce ad aumentare le spese. Tra le cronicità più diffuse figurano l'ipertensione arteriosa (44%), l'osteoporosi e l'artrosi (32%), il diabete (28%) e le malattie cardiovascolari (27%). In una situazione così complessa, un supporto può venire dai servizi di telemonitoraggio. Tuttavia, ad oggi solo l'8% dei pazienti li utilizza, nonostante l'89% di chi li usa ne riconosca l'utilità. Molti dichiarano ancora di non conoscerli affatto (58% del campione), in genere semplicemente perché nessuno glieli ha mai consigliati (48%).
A.P.Maia--PC