L'era di Chailly alla Scala termina fra gli applausi col Requiem di Verdi
L'era di Chailly alla Scala termina fra gli applausi col Requiem di Verdi

L'era di Chailly alla Scala termina fra gli applausi col Requiem di Verdi

Il maestro continuerà a collaborare col teatro, non più come direttore musicale

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La potenza, l'emozione e la delicatezza del Requiem di Verdi sono risuonati ieri sera alla Scala in un concerto straordinario, in replica venerdì 30 ottobre, con cui Riccardo Chailly si accomiata dal ruolo di direttore musicale del teatro milanese che ricopriva dal 2016. Non si tratta di un addio al teatro con cui continua ad avere impegni fino al 2030, e dove già il mese prossimo dirigerà la Nona di Bruckner, ma comunque della fine di un'epoca. La scelta del Requiem pare tutt'altro che casuale, non solo per il tema dell'omaggio di Verdi ad Alessandro Manzoni a un anno dalla morte, ma anche e soprattutto perché si tratta di una composizione simbolo per l'orchestra che, guidata da Chailly, lo ha eseguito in occasioni importanti: alla morte di Claudio Abbado, nel 2014, in tournée al Bolshoi di Mosca con tanto di maxischermo posizionato sulla Piazza rossa nel 2016, nel settembre 2020 per ricordare le vittime del Covid nel Duomo di Milano e poi a Bergamo e Brescia, due delle città più colpite, e ancora nel 2024 nella chiesa milanese di San Marco a 150 anni dalla prima assoluta che proprio lì si tenne. E Chailly sul podio ha fatto sentire la sua presenza guidando con piglio e attenzione a ogni dettaglio orchestra, coro diretto da Alberto Malazzi, che in questo capolavoro verdiano dà il meglio di sé, e un cast di solisti composto dal mezzosoprano Caterina Piva e il tenore Antonio Poli, a sostituzione degli indisposti Fabio Sartori ed Ekaterina Gubanova, ma soprattutto dal basso Michele Pertusi e dal soprano Anna Netrebko, capace di interpretare con la voce e il corpo le parole del Requiem. Scontati e meritati i quasi sette minuti di applausi finali.

A.S.Diogo--PC