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Sayf, 'siamo tutti uguali ma divisi da economia e lavoro'
A Sanremo cita Tenco e Berlusconi. 'L'Italia è il Paese che amo ma non sono il Ghali 2.0'
(di Cinzia Conti) "Il mio brano è un po' come una supposta". Da buon genovese il giovane rapper e produttore Adam Viacava, in arte Sayf, non è di molte parole ma è piuttosto tranchant e rimane con i piedi saldi a terra. Anche perché la sua canzone "Tu mi piaci" entra nella testa come ritmo e nel cervello per tante immagini veritiere e senza filtri di questa "Italia tristemente nota/ per qualche fatto ma minimizziamo". E ha buone possibilità di puntare in alto come dimostrano anche i primi giudizi della critica, anche se Sayf dice sorridendo: "Mi fa piacere che ne abbiano parlato bene, certo, ma non ci sto troppo appresso". Molto deciso nel rispondere anche quando viene accostato a Ghali. "Lo rispetto tantissimo, lo conosco e gli voglio bene e rispetto il suo impegno politico e sociale. Detto questo - sottolinea - io non sono qui a fare Ghali 2.0 solo perché sono di origini tunisine e ho i capelli simili. Credo che queste cose vadano fatte perché uno le sente. Un impegno sociale del genere non è uno slogan, non va preso con leggerezza. Condivido le posizioni che ha preso finora e, se ci sarà una questione su cui sentirò di espormi, lo farò. Ma non sono qui a riprendere un suo discorso o a fare qualcosa di già fatto". Viene spontaneo chiedere anche la sua posizione sull'Eurovision: "Adesso non ci voglio pensare anche per scaramanzia. Comunque, condivido le posizioni di chi si espone, soprattutto sulla faccenda palestinese. Condivido anche chi dice a prescindere: 'No, io non ci vado'. Secondo me è giusto dare un messaggio, soprattutto quando le istituzioni mancano di darlo". Nella canzone si cita anche la tragedia di Tenco ("che paura di non venire capito / in questa fase di tirocinio / Tenco è morto qui vicino"): "Questa per me può essere considerata una fase di tirocinio, un esordio a livello nazionale. Quindi esprimo la paura di non venir capito. Il riferimento a Tenco sottolinea come la pressione di certi ambienti e certe dinamiche abbiano conseguenze sulla psiche di una persona. È una situazione volutamente esasperata, ma è forse la parte più personale della canzone". L'altra citazione che non passa inosservata è la berlusconiana "L'Italia è il paese che amo". "È la frase più famosa di Berlusconi quando scese in politica - dice - ed è usata in modo sarcastico, come un'immagine forte tra le altre. Per me che sono tunisino dire 'L'Italia è il paese che amo' ha un valore aggiunto. Gioco anche con le frasi non dette, con tutto il retroscena di Berlusconi, quelle cose che sono sotto il naso di tutti ma che non vengono mai dette effettivamente". E su questa Italia, fotografata nelle sue bassezze ma anche nella sua bellezza, Sayf dice: "L'Italia è il paese che amo. Ovviamente, come in ogni cosa, ci sono dinamiche che apprezzo e altre che danno fastidio. Siamo sicuramente un paese incasinato, però rispetto a tanti altri nel mondo penso che sia veramente il migliore a livello di qualità della vita, di cucina, di cultura, di tutta una serie di cose. La vedo difficilmente eguagliabile". Forte anche la dichiarazione d'amore per la sua Genova: "È mia madre. È una città viva, forse poco conosciuta e poco romanticizzata per quello che è veramente. Però è bellissima, per me è tanto, tanto fondamentale". Attualissimo e forte anche il punto in cui dice: "Ho fatto una canzonetta / è un fiore su una camionetta / e le botte delle piazze / le dimentichiamo": "È un simbolo di non violenza e di pace. Significa dire: "Va bene, ci dimentichiamo un torto subito per andare avanti, per costruire qualcosa di positivo". Il succo è che noi persone siamo tutti uguali, ma veniamo divisi da economia, contesti, lavoro. E finiamo per farci la guerra tra di noi senza guadagnarci niente. Il manifestante e lo "sbirro" sono figli della stessa categoria sociale, probabilmente". Sull'esperienza sanremese che sta per vivere dice di non aver paura: "Lo dirò con una frase del rapper Vaz Tè (anche lui genovese): 'Davanti a voi non sarò mai in imbarazzo'. Subisco ovviamente la pressione, tutto l'ambaradan, l'essere trasportato di qua e di là, ma mentalmente ed eticamente mi sento a posto, a testa alta. Sono contento di quello che faccio, non ho niente da nascondere o di cui vergognarmi". E poi aggiunge lucido: "Cerco di mantenere la mia vita per quello che è. Certo, sono un po' più impegnato, un po' più fotografato. Ma i miei amici sono gli stessi, mia mamma è sempre la stessa, i miei gatti anche. Spero di essere circondato da persone che mi vogliono bene per quello che sono, non per il successo o l'insuccesso". Legato alla famiglia anche il ricordo che ha del festival: "In Tunisia, come in Albania, la generazione che ha l'età di mia madre ha sempre visto Rai1 perché era il canale che si vedeva. Quindi ho dentro anche un po' di quel fascino, che mi è stato passato". La canzone è vocalmente impegnativa, ma Sayf sta andando a lezione di canto. "Poi, se dovessi 'steccare', - spiega - non morirò. La mia dote di punta non è certo l'estensione vocale o la pulizia della voce, ma più le parole e le melodie". Sulla serata delle cover in cui duetterà con Alex Britti e Mario Biondi; su Hit the Road Jack ;;dice: "Sono due colossi, due elementi di spicco, sono contento e li ringrazio che ci siano. La reinterpretazione sarà divertente, intrattenente". Dopo l'Ariston, dove annuncia agli appassionati che giocherà al Fantasanremo, arriverà un album? "Se Dio vuole, sì. Tempo di concretizzare i vari passaggi e teoricamente sì".
S.Pimentel--PC