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Tunisia, imprenditore Ghribi frena sull'ipotesi candidatura, 'non sono alternativa'
Rivendica ruolo di 'ponte' con estero ma respinge l'idea di iniziativa politica personale
Kamel Ghribi interviene su Facebook per disinnescare la polemica nata dopo la pubblicazione di un recente articolo del Foglio in cui il suo nome è stato indicato tra quelli che "girano con insistenza" nelle discussioni informali sulle possibili evoluzioni politiche in Tunisia. In un messaggio in arabo rivolto "ai fratelli e alle sorelle tunisini", l'imprenditore di origine tunisina, nato a Sfax e basato tra Svizzera e Italia, afferma che l'ipotesi di una sua candidatura alla presidenza della Repubblica "non è partita" da lui, né da una sua iniziativa, né da "alcuna parte" che lo rappresenti. Ghribi, presidente di Gksd e vicepresidente del Gruppo San Donato, sceglie un tono patriottico e prudente. Nel testo, precisa di non parlare "in qualità di uomo d'affari", ma come "figlio di questo Paese", sostenendo che la Tunisia per lui non è solo appartenenza, ma "responsabilità" e "amore radicato". Il passaggio più politico arriva quando afferma di "non proporsi oggi come alternativa a nessuno" e di non cercare "alcuna posizione fuori dai quadri legali e istituzionali". La risposta arriva dopo il pezzo pubblicato il primo maggio dal Foglio, secondo cui il dossier tunisino viene guardato con attenzione presso cancellerie europee anche per la scadenza, a luglio, del debito da 700 milioni di euro con l'Unione europea. Nell'articolo, il quotidiano scrive che tra i nomi evocati nelle discussioni informali compare quello di Ghribi, presentato come figura legata alla sanità privata italiana e alla proiezione economica del governo Meloni in Medio Oriente e Nord Africa. Nel suo intervento, Ghribi prova a rovesciare la lettura più polemica circolata sui social, quella del "candidato imposto dall'estero". Rivendica di avere cercato, "in più occasioni", di contribuire allo sviluppo della Tunisia attraverso investimenti e iniziative nel settore sanitario e umanitario, presentandosi come un possibile "ponte tra la Tunisia e il mondo". Allo stesso tempo, riconosce di non avere sempre trovato "il riscontro" auspicato da parte tunisina. Il riferimento alla crisi dell'ossigeno durante l'emergenza sanitaria serve a rafforzare la dimensione nazionale del messaggio. Ghribi afferma che il suo contributo in quei momenti non era motivato da ambizioni politiche o mediatiche, ma da un impulso "umanitario e patriottico". "La mia patria non è uno slogan da innalzare, ma un impegno che si traduce in azioni", scrive nel post. Sul piano politico, il testo appare come una smentita calibrata più che come un ritiro definitivo dalla scena pubblica. Ghribi respinge l'idea di una candidatura lanciata da lui o da ambienti a lui vicini, ma lascia aperta la cornice di un contributo nazionale fondato su competenze, reti internazionali e investimenti. La formula chiave è il richiamo alla necessità di "collegare l'interno con l'esterno senza rinunciare alla sovranità", frase che sembra rispondere direttamente alle accuse di ingerenza circolate nei circuiti sovranisti e pro Saied. (ANSA)
P.Sousa--PC