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Cannes diffida dell'lA, ma c'è il clone perfetto di Kore-eda
Il festival prende le distanze, ma ormai è solo questione di tempo
(di Francesco Gallo) Arrivano i robot, li sentiamo vicini, li vediamo sempre più spesso in tv, ma consideriamo meno che, a parte l'aspetto, ormai facile da ricostruire, oggi l'intelligenza artificiale può creare un carattere e un modo di pensare su misura: ovvero il clone perfetto. È quello che vedremo a Cannes, che per ora rifiuta l'IA, nel film in concorso del maestro giapponese Hirokazu Kore-eda dal titolo 'Sheep in the box'. Qui in un futuro prossimo Otone e Kensuke, coppia in lutto per la perdita del figlio, accolgono un umanoide identico al loro bambino scomparso. Una storia ispirata al regista dal proliferare delle tecnologie di "resurrezione digitale" in Cina, ovvero l'utilizzo dell'intelligenza artificiale e dei big data per ricreare personalità virtuali di persone defunte. Attraverso messaggi, vocali e video, l'IA crea "deathbot" o gemelli digitali che permettono di interagire con il caro estinto, simulandone voce, lessico e risposte emotive. Ma Cannes per ora prende le distanze: "È importante ricordare che l'IA sta all'intelligenza come una bici elettrica a una bicicletta e che, per saper guidare una bici elettrica, bisogna prima saper andare in bicicletta" ha sottolineato Thierry Fremaux, delegato generale del festival. E ha aggiunto: "L'IA diventerà normalizzata e integrata come altre tecnologie anche se resta una reale preoccupazione legata all'uso improprio e alla solidarietà con sceneggiatori e attori". Ancora più diretta Iris Knobloch, presidente del festival: "Un film non è un insieme di dati; è una visione personale. L'IA imita molto bene, ma non farà mai provare emozioni profonde". Ma Cannes è 'doppia'. E mentre il più importante festival del mondo cinematografico prende tempo, si è appena conclusa sulla Croisette la prima edizione del World AI Film Festival (Waiff) interamente dedicata al cinema realizzato con intelligenza artificiale, per cui già si parla di una "nouvelle vague" cinematografica. I numeri indicano una crescita rapida del settore con 5.000 film presentati nel 2026 contro i 1.000 dello scorso anno, anche se gli stessi addetti ai lavori parlano di opere ancora acerbe che scimmiottano Blade Runner, mentre tra le immagini più ricorrenti ci sono enormi eserciti generati ovviamente dall'IA. Conoscendo però la crescita esponenziale del mondo digitale e dei suoi algoritmi il miglioramento è dietro l'angolo. Quello che si intravede, insomma, è che continueranno a coesistere il cinema che indaga l'umano e le sue fragilità e quello che invece lo circonda, comprese le tecnologie con cui l'umanità deve fare inevitabilmente i conti. Parlare di soldi poi non è mai sbagliato quando si tratta di un'industria com'è quella cinematografica. Proprio al Waiff il regista italo-svizzero Dario Cirrincione ha fatto notare come una sequenza realizzata con l'IA sia costata 500 euro contro i 20.000 necessari per effetti speciali tradizionali. Un altro regista ha dichiarato di aver tagliato i costi degli effetti speciali da 50-60 milioni di dollari a circa 25. E David Ellison a capo di Paramount ha detto con grande chiarezza: "L'IA è qui a Hollywood e trasformerà ogni aspetto del business". Ma lo scenario più inquietante è quello evocato dal regista Mathieu Kassovitz che non prevede soltanto uno sviluppo rapido del cinema basato sull'IA: "Tra due anni - ha detto - non importerà più a nessuno se i personaggi siano stati creati da un software o interpretati da attori. Avremo delle vere superstar IA con milioni di follower. Vivranno nel tuo telefono e, durante la promozione di un film, potrai parlarci direttamente".
A.Aguiar--PC