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Da Almodovar a Ken Loach, a Cannes la giornata dei maestri
Oltre al regista spagnolo in gara Zvyagintsev, fuori concorso Refn
(dell'inviata Francesca Pierleoni) Da Almodovar a Ken Loach passando per il russo dissidente Andrey Zviagintsev e fuori concorso provocatorio Nicolas Winding Refn. In un'edizione ricca di grandi cineasti questa è stata la giornata con un'impressionante parata di maestri del cinema. A cominciare dal concorso, con il debutto di 'Amarga Navidad' (Natale amaro) di Pedro Almodovar, poi in sala dal 21 maggio con Warner. Il regista spagnolo torna con un gioco di specchi attraverso il quale affronta il suo inferno personale. E per farlo usa la dimensione del metacinema, sdoppiandosi. Conosciamo così Elsa (Barbara Lennie) una regista fallita piegata alla pubblicità e Raul (Leonardo Sbaraglia) anche lui regista, una volta molto famoso, ma ora in pieno declino. L'una è l'alter ego dell'altro. "In Amarga Navidad sono assolutamente presente e totalmente romanzato - spiega Almodovar -. È il film in cui sono stato più impietoso verso me stesso". Un delitto cruento sullo sfondo della Russia corrotta e violenta di oggi è invece al centro di Minotaur, il thriller con il quale il russo dissidente Andrey Zvyagintsev, già Leone d'Oro a Venezia nel 2003, torna in gara per in corsa sulla Croisette per la Palma d'oro. Siamo in Russia nel 2022 e Gleb (Dmitriy Mazurov), dirigente di un'azienda e imprenditore di successo vive con la moglie Galina (Iris Lebedeva) e il figlio in una splendida casa di una città di provincia. Il suo mondo professionale però è sempre più sotto la pressione da quando c'è la guerra in Ucraina. La scoperta poi del tradimento della moglie, porterà l'uomo, sempre più fuori controllo, sulla strada della violenza. "A partire da 'Leviathan', i miei film si inseriscono in un determinato contesto politico, perché la politica è entrata nelle nostre vite ed è impossibile distaccarsene - ha spiegato il cineasta - Oggi in Russia le persone sono apatiche, sotto il giogo della censura; sono impaurite, disorientate, i social network funzionano sempre meno bene: la lotta contro il progresso è in pieno svolgimento, così come la macchina della propaganda". Per il regista, questo è il ritorno al cinema dopo essersi ripreso dalle conseguenze di 11 mesi di lotta con il Covid, che aveva contratto nel 2021. Un percorso simile a quello di Nicolas Winding Refn, al festival fuori concorso con il thriller horror Her private Hell, un film che "ho realizzato dopo essere morto" ha detto in conferenza stampa il cineasta danese. La morte di cui parla è lo stato in cui si è trovato, tre anni fa, per 25 minuti sul tavolo operatorio durante un'operazione a cuore aperto. Un periodo della sua vita che rievoca scoppiando a piangere. Her private hell, scandito da una potente colonna sonora di Pino Donaggio, parte da Elle (Sophie Thatcher) che in una città futuristica giapponese incontra Hunter (Kristine Froseth), l'influencer con cui sta per iniziare le riprese di un film sci-fi. Da lì prende il via un bailamme di personaggi e vicende, che coinvolge, tra gli altri, un cruento serial killer, The leather man, e Private K (Charles Melton) un soldato in cerca della figlia scomparsa. E' un personaggio che "rispecchia la mia idea di supereroe" chiosa Refn. In serata è la volta di Ken Loach, due volte Palma d'oro (per Il vento accarezza l'erba e Io, Daniel Blake), tornato sulla Croisette per la proiezione nella sezione Cinema sulla spiaggia, di uno dei suoi capolavori, Terra e libertà (1995). Il cineasta britannico, la prima apparizione ufficiale della giornata l'ha regalata, in smoking, sul red carpet del collega Almodovar.
H.Portela--PC